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il Camoscio Appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata)

E’ proprio qui, nel distretto “Terre della Baronia”, sulla cresta del Sentiero del Centenario, che percorre le torri di Casanova, Monte Prena e Monte Camicia e che chiude a Nord l’altipiano di Campo Imperatore, che il Camoscio Appenninico ha ritrovato, a cento anni dalla sua estinzione, avvenuta nel 1890, il suo habitat d’elezione.

Il Camoscio appenninico, definito “il più bello del mondo”, ha un aspetto distinto e nobile che lo rende uno degli animali più spettacolari della fauna italiana. Ridotto sull'orlo dell'estinzione tra la prima e la seconda guerra mondiale, oggi se ne contano circa 1.500, divisi in tre nuclei distinti, isolati geneticamente l'uno dall'altro. La buona notizia, in controtendenza rispetto alla drammatica perdita di biodiversità a livello mondiale, è il risultato di una serie di azioni lungimiranti che hanno portato alla reintroduzione della specie in due dei più importanti gruppi montuosi dell'Appennino, la Majella e il Gran Sasso d'Italia, entrambi parchi nazionali. Partendo da una trentina di individui prelevati dal Parco Nazionale d'Abruzzo e immessi in ciascuno dei due parchi una decina di anni fa, si è arrivati a stimarne attualmente oltre 300 per parco.

 

L'avvistamento di camosci in libertà da sempre scatena grandi emozioni, poiché l'abilità da essi esibita sulle pareti più scoscese e inaccessibili sembra sfidare la legge di gravità. Del resto, per sfuggire al suo principale predatore, il Lupo, negli ambienti aperti delle praterie d’altitudine, il Camoscio ha dovuto specializzarsi nell'arte dell'arrampicata estrema. Ma anche negli ambienti più ostili il Camoscio non è al sicuro dall'altro suo principale predatore: l'Aquila reale. Questa non riesce ad insidiare gli adulti, che sono troppo grandi per le sue dimensioni, tuttavia, sbucando all'improvviso con una precisa picchiata, a volte riesce a sorprendere un piccolo disattento, che fa precipitare e il cui corpo andrà a recuperare successivamente.

 

L'inverno è la stagione in cui il mantello del Camoscio è più folto e appariscente, di colore marrone scuro con cinque grandi pezzature isabelline o giallastre, su gola, collo e quarti posteriori, oltre a una piccola banda frontale dello stesso colore, mentre il mantello estivo è nocciola-rossiccio e più raso. Le corna, presenti in entrambi i sessi, consentono di distinguere i maschi adulti, con corna più grandi e uncinate, dalle femmine. Al contrario dei Cervi e dei Caprioli, che perdono i palchi tutti gli anni, le corna del Camoscio sono permanenti. Tale caratteristica distingue il Camoscio appenninico da quello alpino, che le ha corna più piccole e un mantello meno appariscente. Quest'ultimo però non è in pericolo come quello appenninico, che, oltre ad essere il “Camoscio più bello del mondo” è anche quello maggiormente a rischio di estinzione.

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